Cultura, ricerca, visione: insieme per un domani di giustizia sociale

Dedicate allo studio del presente e soprattutto del futuro, al nostro lavoro nell’applicazione di leggi fondamentali per il welfare, in primis la 328 del 2000, queste quattro ore del nostro secondo appuntamento su “La professione che serve” all’Ara Pacis di Roma con Fnas e con gli uffici di presidenza dei Croas, coordinati dalla consigliera nazionale Elisa Concina.
Nomi importanti per analizzare le nuove diseguaglianze in un Paese che invecchia, ma anche per non rassegnarsi a un domani senza speranze e costruirne – nella Giornata mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza – uno in cui la “quantità faccia spazio alla qualità”, con il contributo del professor Enrico Giovannini, direttore scientifico di Asvis e del demografo Alessandro Rosina.
Quindi il punto sulla nostra ricerca, sugli studi che le nostre docenti Elena Allegri, Valentina Calcaterra e Silvia Fargion stanno conducendo, tra grandi difficoltà e pochi investimenti, negli atenei dove le competenze dei professionisti assistenti sociali acquistano ogni giorno le risorse per essere al passo coni nuovi bisogni.
Per mettere a punto “L ’Agenda dell’Italia che cambia”, sottotitolo di questa seconda giornata non si può partire che dalle radici della nostra professione, le radici del welfare moderno, che abbiamo individuato nella legge 328 voluta 25 anni fa dall’allora ministra Livia Turco.
Abbiamo dunque premiato le esperienze e i progetti realizzati nel territorio partendo proprio da quella norma che, per la prima volta, ha cercato di disegnare diritti sociosanitari uguali in ogni angolo del Paese con i Livelli essenziali delle prestazioni.
E abbiamo omaggiato Livia Turco che, nel ricevere la targa che riassume in poche righe il contributo del suo impegno per “i diritti sociali come progetto di governo”, ha ripercorso le tappe della nascita e dell’applicazione della 328: “Nello scrivere quella legge, il confronto era fondamentale – ha detto, emozionata per la standing ovation– Voi assistenti sociali eravate quelli di cui mi fidavo, perché sapevo che capivate bene di cosa stavamo parlando e perché avevate una visione. Vi ringrazio per aver dimostrato oggi, con i premi consegnati alle esperienze territoriali, che non abbiamo scritto pagine vuote. Che le norme sono diventate realtà, non dappertutto, purtroppo, ma che danno una speranza a chi voglia farlo, per costruire un mondo migliore, più giusto, accanto alle persone”.

“In questi giorni abbiamo imparato che la società cambia più velocemente delle risposte che il cambiamento richiede. Abbiamo imparato che senza cultura e senza ricerca, la giustizia sociale che la nostra professione vuole realizzare, non prende forma – ha detto la presidente Fnas nei saluti conclusivi – Cosa fare dunque? Riconoscere che le diseguaglianze non sono incidenti, ma sono conseguenze di scelte politiche; investire, non a pioggia, con infrastrutture stabili, solide, capaci di reggere i mutamenti demografici, economici, tecnologici; mettere le persone al centro davvero e non soltanto nei documenti programmatici”.
“Ci salutiamo consapevoli che queste giornate ci hanno permesso di raccogliere una grande responsabilità: non lasciare che le trasformazioni sociali travolgano le persone, ma accompagnarle, sostenerle, restituire loro possibilità. – ha concluso la presidente Cnoas, Barbara Rosina – E’ questo il senso profondo della nostra professione. È questo il contributo che offriamo al Paese. Grazie dunque ad ogni assistente sociale per il loro, nostro, impegno, per il vostro lavoro quotidiano. Grazie per chi è stato qui e a chi, attraverso la Fad, avrà tra le mani un materiale denso di formazione e orgoglio professionale Continueremo questo percorso insieme, con Fnas, con i Consigli Regionali, con ogni assistente sociale, con coraggio, con visione e con quella determinazione che solo chi conosce davvero la fragilità può trasformare in forza collettiva”.