“La formazione non riguarda soltanto la carriera di ogni assistente sociale. Riguarda il diritto delle persone a incontrare professionisti competenti, riflessivi e capaci di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni”.
Silvana Mordeglia, presidente di Fnas è a Palermo per il convegno ospitato dall’ateneo la celebrazione per i 75 anni dell’Ente Siciliano di Servizio Sociale.
L’importanza della formazione continua, insieme al ruolo della Fondazione Nazionale, sono stati il fulcro dell’intervento della presidente in una giornata che ha visto un confronto denso con il Croas Sicilia, le Università, le istituzioni e la comunità professionale.
Partendo dalla distinzione tra aggiornarsi e formarsi: “Aggiornarsi significa acquisire una nuova informazione, conoscere una norma, familiarizzare con uno strumento – ha detto – formarsi, però, significa anche modificare lo sguardo: riconoscere i nostri automatismi, rimettere in discussione categorie interpretative, imparare a leggere ciò che prima non riuscivamo a vedere”; Mordeglia ha ribadito che “la formazione continua non è consumo individuale di corsi: è un investimento pubblico nella qualità delle decisioni, e quindi nella possibilità concreta di esercitare diritti”.
Per questo è importante il contributo di Fnas che nel 2025 ha registrato oltre 65.640 partecipazioni a webinar e FAD. “Guardando avanti, vedo almeno tre direzioni sulle quali vale la pena investire – ha aggiunto – La prima è interpretativa: leggere condizioni strutturali e istanze individuali delle persone che attraversano i servizi sociali, percorsi capaci di partire da problemi concreti e di restituire strumenti utilizzabili, senza semplificare la complessità. La seconda è valutativa: usare dati ed evidenze, esplicitare ipotesi, riconoscere incertezze e correggere gli interventi. La terza è custodire, proprio nel tempo delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale, la nostra capacità critica. In definitiva – ha concluso – non formiamo professionisti perché siano più preparati e basta. Li formiamo perché le persone e le comunità possano incontrare servizi più giusti, più competenti, più capaci di generare fiducia”.