MINORI VITTIME DI VIOLENZE: al focus group l’esperienza FNAS

I.N.T.I.T. (Integrated Trauma Informed Therapy for Children Victims of Violence) è un progetto  – coordinato dall’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali di Raffaele Bracalenti –  cofinanziato dall’Unione Europea e che intende riflettere sui modelli di presa in carico dei minorenni vittime di abuso e maltrattamento all’Infanzia.  Il Ministero della Salute e l’IPRS hanno organizzato un focus group  che ha messo insieme decisori politici come la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, la Sottosegretaria di Stato alla Salute, Sandra Zampa, docenti e ricercatori universitari, medici e operatori sociali, reti nazionali per valutare alcuni indirizzi delle politiche e delle pratiche rivolte ai minori vittime di violenza

All’appuntamento – svolto sulla piattaforma Zoom – che si proponeva di fare il punto sul processo di adeguamento, nel nostro Paese, del sistema di tutela dei minorenni esposti a traumi agli standard di quello che viene definito appunto il Trauma Informed Care, per la Fondazione nazionale degli Assistenti Sociali hanno partecipato il capo della progettazione, Renato Briante e la professoressa Elena Cabiati della Cattolica di Milano.

“La progettazione resta uno strumento valido se risponde ad una programmazione in grado di rappresentare le risposte ai bisogni multilivello, e le reti devono assicurare una comunicazione circolare tra la dimensione globale e quella locale – ha sostenuto Briante –  Gli assistenti sociali occupano quello spazio di confine che permette alle reti professionali di beneficiare del rapporto diretto e strutturato con le persone in difficoltà, in modo da poterne prevenire, attraverso una giusta dotazione di strumenti, i rischi di esclusione e di emarginazione. In particolare, una funzione specialistica di collegamento tra territorio e presa in carico rivolta alla fascia 0-6 potrebbe assicurare ad ogni distretto o ambito sociale un riferimento permanente per sostenere nel modo corretto le politiche e i servizi. In questo modo si assicurerebbero protocolli operativi uniformi su tutto il territorio nazionale”.

Fondazione Nazionale Assistenti Sociali